La località della gara è invece il Lago di Osiglia: una piacevole sorpresa (da visitare).
A tratti sembrava di essere in uno dei mille laghi della Finlandia e invece eravamo solo a 20 Km da Savona, nell’entroterra ligure.
Alloggiamo presso l’albergo Alpino, tenuto dalla pittoresca sig. Maria: tutto un programma.
Domenica 10 agosto è il giorno della sfida. Iscrizione seduta stante alla FITRI (6 euro) e 10 per la gara.
Anche qui una grande famiglia dove tutti si conoscono e si aiutano, ma ben quattro mi hanno chiesto la pompa per la bici e varie chiavi.
Partono al primo lancio i 100 migliori agonisti e dopo 4 minuti (in realtà dovevano essere 5) le
La frazione in acqua, di circa 400 metri, era un quadrato “disegnato nel lago” in modo molto artigianale: due piccoli palloncini bianco e azzurro assolutamente invisibili da dentro l’acqua erano la prima boa.
Siamo in acqua per “scaldarci” e viene dato il via senza una minima preparazione, una linea comune di partenza. Come potete vedere dalla foto alcuni sono avanti un bel 50 metri.
E’ subito bagarre: 140 braccia che mulinano a tutta forza, piedi che sbatacchiano in modo disordinato, teste rasate che luccicano nel sole come boe, cerco di respirare e di vedere la prima boa: inutilmente. Mi ritrovo in un mare che frigge, immerso tra mille pirania che non risparmiano colpi. Impossibile cercare di tenere una nuotata regolare: penso solo a sopravvivere! Seguo l ascia come i salmoni speriamo di non finire fritti! La prima boa è letteralmente sommersa dai primi, nella seconda la barca d’appoggio è un buon punto di riferimento e poi finalmente un po di calma. Alzo la testa e mi accorgo che sto allargando troppo. Nel tratto finale provo a mettere il turbo, ma resisto poco perché il mio allenamento è stato più sulle lunghe distanze, mentre qui si viaggi a mille all’ora.
districare il traffico delle auto, moto, caravan in salita e in discesa e di noi poveri ciclisti. A dir poco assurdo ed estremamente pericoloso (erano in gara anche ragazzini/e). In salita comincio a recuperare posizioni su posizioni. Arrivo al cambio e mi accoglie una bolgia dantesca, infatti sta concludendo la sua fatica il primo degli agonisti. Correre così veloce che faccio fatica in bici a superarlo!!! (è un russo di nome Polikarpenko Vladimir che vince con 37’ 03). Il pubblico, gli atleti, i curiosi, i bambini: tutto in mezzo alla strada (aperta al traffico domenicale!!!). Parto in un battibaleno per la frazione di corsa: l’ultima fatica. 4 km intorno al lago con alcuni saliscendi. All’inizio cerco di tenere una falcata lunga, ma la fatica mi azzanna le caviglie e così decido una corsa “da orientista”. Il passo molto più breve e la frequenza più alta. Sento il ritmo, comincio a superare le persone, la testa fa fatica a mandare avanti le gambe: perché? Non ci sono punti da trovare, non ci sono montagne da scalare, penso solo a finir prima questa fatica. Sprint alla fine micidale e una sola frase: mai più! Tempo finale:50’ e 47’ in classifica generale sono 59 su 133, sesto posto tra i non agonisti.
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